5 May 2018

Venti di Camplus - Cochetti

CATEGORIE:   CAMPLUS PRO

Un impasto di accenti, inflessioni, espressioni gergali, vocaboli di lingue diverse, che si mischiano, si susseguono: spumeggianti, tondi, vitali, pieni di energia. Questa è la lingua che parla Chiara Stella Cochetti, una lingua che già da sola racconta tutta la sua storia.

Ora è manager dell’IMS Healt, responsabile per l’America Latina di un prodotto di forecasting che si chiama Market Prognosis. Per arrivarci ha alle spalle un percorso di coraggio, passione, determinazione, in cui più volte si è trovata a cambiare, a mettersi in gioco, a viaggiare, ambientarsi, costruirsi la sua strada tutta da sola.

Dietro le parole inglesi che usa con naturalezza, sotto un accento spagnoleggiante che ti colpisce, se tendi l’orecchio percepisci ancora qualcosa che sa delle Marche e delle sue prime radici. Chiara Stella è nata, infatti, a Fermo. Entrambi i genitori sono originari di lì e lì hanno sempre vissuto. Si sono conosciuti a 13 anni, fidanzati a 14, per passare una vita insieme a Fermo.

Chiara Stella, invece, la passione per il viaggio ce l’ha sempre avuta dentro di suo, come un impulso istintivo e irrefrenabile a conoscere luoghi e persone, a entrare in contatto con culture diverse. Filo conduttore e strumento per realizzare questa aspirazione all’internazionalità: una predisposizione innata per le lingue coltivata fin da piccola.

Da ragazzina, uscita da scuola, andava a frequentare le lezioni della Scuola di Lingue Westmister di Fermo per approfondire l’inglese, mentre la maggior parte dei suoi compagni “manco morti ci sarebbero voluti andare” come ci dice lei stessa sorridendo.

Chiara non solo ci voleva andare, ma spesso sua mamma doveva addirittura insistere per portarla a casa quando andava a prenderla. Soprattutto nel periodo di Natale, non sarebbe mai voluta uscire dalla sua aula. Le piaceva tantissimo l’atmosfera che si respirava. Le sembrava proprio di vivere in un piccolo angolo di Inghilterra, mentre, secondo l’usanza anglosassone, passava il pomeriggio a realizzare cartoline di auguri natalizi con la maestra Margaret a cui era affezionatissima. Un affetto ricambiato anche dalla maestra, colpita ed entusiasta per l’amore che la ragazzina già allora dimostrava per la lingua e per la cultura inglesi. Quando alla fine degli anni ’90 scoppia il fenomeno musicale-mediatico delle Spice Girls, la signora Margaert regala a Chiara il libro con tutti i testi delle loro canzoni. E’ una sorpresa bellissima per lei che ne impara a memoria ogni parola e ogni nota e passa le giornate a cantarle a squarciagola.

Oltre alla Westmister, Chiara getta le basi per il suo futuro da poliglotta sfruttando le estati per partecipare agli Incontri Internazionali che le consentono di passare le vacanze a Londra, a Dublino o in altre città europee, iniziando così a conoscere ragazzi provenienti da tutto il mondo.

Questa voglia è stata anche alla base della scelta di Bologna e del Camplus Alma Mater quando è arrivato il momento di fare l’università. “Ho deciso di andare a Bologna” ci racconta “perché è l’università più antica, conosciuta e stimata in tutto il mondo, e per questo frequentata da studenti provenienti da ogni Paese. Vivendo in una sola città puoi entrare in contatto con tante culture e tradizioni diverse. Per lo stesso motivo ho scelto Camplus. Se fossi stata in un classico appartamento di universitari non avrei avuto la possibilità di incontrare tutte le persone interessanti che ho conosciuto e sicuramente avrei avuto meno opportunità per il mio futuro.  Camplus ti mette a disposizione l’occasione preziosissima di respirare un clima internazionale già nel posto dove vivi e trascorri la quotidianità di ogni giorno, dove torni quando finisci le lezioni, dove puoi preparare gli esami, oppure dove semplicemente ti alzi per andare a fare colazione e passi del tempo in compagnia nei momenti di divertimento e di relax. Questo ti arricchisce enormemente; ti mette davvero nella condizione di capire quello che vuoi fare da grande e ti dà tutti gli strumenti per realizzare concretamente il tuo progetto di vita”.

Chiara si iscrive a Relazioni Internazionali e ne approfitta per portare avanti lo studio delle lingue. Frequenta anche corsi di norvegese e di olandese per allargare i suoi orizzonti, e approfondisce la sua conoscenza dell’inglese e dello spagnolo grazie all’amicizia con gli studenti di Oxford, di Cambridge e del Sud America che vivono nel Camplus.

La stanza di “Gina”, come la chiamano scherzosamente i suoi amici, sembra la stanza delle Nazioni Unite dicono gli altri collegiali, perché da lei raramente si sente parlare una sola lingua. Il momento in cui forse questa vocazione internazionale si realizza più compiutamente è durante una delle famose feste a tema del collegio, dedicata in quel caso agli anni ’60, che dà l’occasione a Chiara di vivere, per una sera, tutto il fascino dell’epopea dei Beatles.

E’ anche da questi dettagli, e non solo da tutti gli strumenti con cui vengono supportati i ragazzi nello studio, che si capisce la marcia in più offerta dalla formula educativa di Camplus, perché è trasformando la vita quotidiana in un momento di apprendimento e in un’occasione di arricchimento, che si offre a ogni studente l’opportunità di capire veramente quello che vuole essere. Non a caso, infatti, l’Inghilterra e il Sud America saranno centrali per il futuro professionale e personale di Chiara, fino a diventare manager per l’America Latina della IMS Healt con sede a Londra.

Dopo la laurea nel 2006 si prende un anno per pensare a cosa vuol fare della sua vita e per fare esperienze diverse da quelle del mondo universitario. Un anno comunque che sarà, come è nel suo stile, intensissimo. Continua a studiare le lingue e fa un viaggio in America Latina. Al ritorno decide di non intraprendere la laurea specialistica in Italia ma opta per un master all’estero, proprio per continuare a rafforzare il forte stampo internazionale che ha sempre contraddistinto la sua formazione. Passa sei mesi a Canterbury dove prende tutte le informazioni e costruisce la rete di contatti che le servirà per scegliere il master da frequentare, ma prima di buttarsi in questa nuova avventura passa altri sei mesi in Italia, a Bologna, dove inizia a lavorare in attesa che il master cominci.

“Quei mesi passati a Bologna sono stati molto significativi per me, perché sono stati il mio primo contatto con il mondo del lavoro” ci racconta. Anche in questo caso le lingue fanno da filo conduttore di tutta la sua vita perché collabora con l’Istituto Speak easy tenendo corsi di inglese. “E’ stata dura.” ci confida “Mi sentivo solo una ragazzina e dovevo insegnare a delle persone spesso molto più grandi di me. Mi sono impegnata a fondo e ce l’ho fatta. Sono riuscita anche a costruire degli ottimi rapporti umani e delle splendide amicizie. Soprattutto sono rimasta legata al Signor Bocchi, un arzillo, all’epoca ottantenne, che aveva deciso di imparare l’inglese anche se erano almeno sessant’anni che non studiava più. Il suo entusiasmo e la sua curiosità erano contagiosi. Era molto più attivo e pieno di vita di tanti giovani, e ancora oggi quando mi capita di passare da Bologna è sempre piacevolissimo incontrarlo per prendere un caffè insieme e scambiare due chiacchiere”.

Quando inizia il master in Globalizzazione e Sviluppo dell’America Latina alla prestigiosa University College London, Chiara prepara di nuovo la valigia e parte, armata di tutto il suo coraggio, istintivo e un po’ selvaggio, che l’ha sempre guidata nelle scelte mai scontante che ha fatto nella sua vita.

L’impatto del primo giorno è davvero duro. Alle spalle ha dovuto lasciare tutti i suoi affetti e la sicurezza di relazioni e luoghi familiari. Davanti ha tante incognite e un’unica certezza: un appartamento fatiscente e cupo nel quartiere di Kings Cross da dividere con una ragazza coreana e una Inglese che conosce appena. La sua prima reazione è quella di scoppiare a piangere, sono troppe le emozioni contrastanti che le tumultano nel cuore. Poi si asciuga le lacrime e comincia a pulire da cima a fondo tutta la casa. Finiti i lavori di pulizia, alla sera, esce con la ragazza inglese, che sarà anche sua compagna di master, per celebrare, nonostante le difficoltà, l’inizio di un nuovo capitolo tutto da scrivere.

Nel giro di poco tempo si ambienta con i compagni di corso e a Londra. Il prezzo da pagare è stato alto perché ha dovuto rinunciare a tutto il suo mondo, ma quello che ha guadagnato è impagabile. Vive la città prendendo fino in fondo tutto quello che le può dare: conferenze, avvenimenti, stimoli multiculturali che la fanno sentire libera e le danno la sensazione di poter scoprire qualcosa di nuovo ogni giorno, trasformando le difficoltà iniziali in un’esperienza fondamentale, sia per il suo percorso professionale che per la sua crescita personale.

A conclusione del master si laurea con una tesi sul sistema sanitario di Cuba, vincendo una borsa di studio per un’indagine sul campo a L’Havana, in cui ha modo di mettere a confronto la medicina tradizionale cubana con il modello basato sull’utilizzo di prodotti chimici proposto dal Governo. La sua ricerca desta molto interesse e fungerà da porta d’accesso per il settore in cui si troverà a lavorare: quello della Salute.

Gli inizi non sono facili. Deve cominciare a cercare un impiego proprio quando esplode la crisi economica globale che ha caratterizzato l’ultimo decennio e da cui non siamo ancora usciti. Chiara si rimbocca le maniche e non si tira certo indietro quando c’è da fare la gavetta.

Grazie a un’amica riesce ad ottenere un’intership non pagata per l’Informa Healtcare. E da lì parte la sua carriera. Seguono tutta una serie di lavori gratuiti in cui si fa le ossa e prende le misure con il settore professionale in cui si trova ad operare. Riuscirà poi ad ottenere un’intership con borsa di studio per Doctors of the World, fino ad arrivare all’intership e al primo lavoro pagato per la IHS dove è stata tre anni ricoprendo il ruolo di analista farmaceutica per l’America Latina e per la Spagna. Nel gennaio del 2015 inizia il suo attuale lavoro come manager responsabile della Regione America Latina per la società IMS Healt.

“Il mio lavoro” ci dice “presenta molte sfide e per questo è impegnativo ma sempre molto stimolante. C’è una parte statistica che inizialmente ho trovato ostica ma ci sono tanti altri aspetti che mi sono piaciuti fin da subito e che continuano ad appassionarmi: il fatto di viaggiare molto, incontrare tante persone, fare interviste e scrivere report. E’ qualcosa al contempo di concreto e di creativo e ogni giorno rappresenta per me una sfida nuova e una nuova occasione di fare esperienza e di crescere”.

Quello che sorprende è che Chiara occupa un ruolo di responsabilità e prende decisioni in un settore scientifico in cui, con i titoli di studio che ha, in Italia, non potrebbe lavorare. Questo è sicuramente un aspetto molto significativo che testimonia una grande differenza nel modo in cui sono strutturati i percorsi accademici e le modalità di selezione e di sviluppo delle carriere tra l’Italia e altri Paesi.

“A parte la mia prima esperienza a Bologna io non ho mai lavorato in Italia, quindi posso basare la mia opinione solo sui racconti sentiti dai miei amici, ma per come ho visto che funzionano le cose in Inghilterra posso dire che l’organizzazione del lavoro è meno gerarchica e più meritocratica e inoltre viene dato più spazio al curriculum, non fermandosi semplicemente al titolo conseguito, ma cercando di capire gli interessi e le reali potenzialità della persona che si ha di fronte, la sua voglia di imparare e di mettersi in gioco. E’ grazie a questo approccio che io oggi posso fare il lavoro che faccio, perché il sistema mi ha dato la possibilità di sviluppare le competenze sul campo; io ci ho messo la mia disponibilità e la mia determinazione”.

Essere riuscita a conquistarsi il diritto di avere un ruolo di responsabilità nella sua azienda non è certo un punto di arrivo per Chiara, sempre in cerca di nuovi stimoli e di nuove sfide. Da pochi mesi sta partecipando a un progetto di vendita che si prefigge di aumentare la diffusione dei prodotti della IMS Healt nell’America Latina. Per lei rappresenta l’apertura di una nuova frontiera e le consente di sfruttare la sua conoscenza linguistica e culturale di quelle zone, facendo da mediatrice tra i clienti e il suo staff commerciale. E’ un lavoro molto delicato perché ci si deve muovere in equilibrio tra istanze culturali e riscontri statisico-economici; bisogna saper coniugare sensibilità, creatività e una buona dose di pragmatica e di concretezza. Tutte doti che appartengono a una persona come Chiara che nel suo percorso ha sviluppato un’elasticità mentale e una versatilità non comuni.

 “Sono molto contenta di questa nuova prospettiva lavorativa. Per me è un’ulteriore occasione per ampliare i miei orizzonti, per continuare a coltivare il mio amore per le lingue, per i viaggi, per l’incontro e confronto con persone e culture diverse, trovando un riscontro e un’efficacia diretta anche per la mia azienda. E’ prezioso e gratificante fare un lavoro in continua evoluzione, in cui ogni giorno può succedere qualcosa di diverso. Mi fa crescere professionalmente e come persona, ed è una soddisfazione che mi ripaga in pieno del coraggio, dei sacrifici e dei momenti di sconforto che ho dovuto superare da sola trovando in me stessa la forza per gettare il cuore oltre l’ostacolo e credere che alla fine ce l’avrei fatta a realizzare qualcosa di bello.

Nonostante i tanti anni passati all’estero, e le mille esperienze di lavoro e di viaggio, Chiara non ha certo dimenticato l’Italia. Anche se pensa sarà difficile tornarci a lavorare e vivere stabilmente, l’Italia rimane sempre la sua terra natale, il luogo della sua famiglia. “Quando torno è sempre bello riabbracciare i miei genitori e ritrovare i miei amici d’infanzia, vederli sorridere sentendo le espressioni buffe che uso nella mia lingua che ormai è un miscuglio degli accenti e delle parole che ho imparato in tutti i posti del mondo in cui sono stata. Dopo un po’ di giorni però sento di nuovo il desiderio di andare. Oramai, abituata ad una metropoli multiculturale e cosmopolita come Londra, la piccola provincia italiana, ma anche le città italiane come Milano, mi stanno strette perché non c’è quella contaminazione e quella libertà di scelta che caratterizza le grandi metropoli internazionali”.

Dopo aver viaggiato tanto e aver conosciuto tante persone in tutto il mondo, non è facile per Chiara capire dov’è la sua casa. “A volte mi sento un po’ straniera sia a Londra che a Fermo” ci confida, però il suo percorso finora è stato così ricco da darle la flessibilità di sapersi adattare a qualunque luogo e situazione. Dopo aver provato tante volte la sensazione di arrivare da sola in un posto sconosciuto e doversi abituare ai ritmi e alle abitudini di vita, al cibo, alla gente, ogni volta costruendo rapporti e relazioni, che ti aiutano ad incontrare l’altro e nella sua diversità a scoprire parti di te, alla fine ti senti veramente cittadino del mondo, e sai che casa è quel luogo che ti porti nel cuore e che palpita di tutti gli affetti e le emozioni più vere che hai provato. E lì che capisci veramente chi sei e chi puoi diventare. Ed è con questa ricchezza che trabocca dagli occhi che Chiara guarda adesso la strada fatta finora e il percorso che ha davanti a lei ancora da inventare.