5 May 2018

Venti di Camplus - Manca

CATEGORIE:   VENTI DI CAMPLUS

La voglia di alzare l’asticella, sempre un po’ più in là.
Barba curata e occhi che guardano sempre avanti. Lo capisci subito che Davide Manca è uno che non si accontenta, uno che non ha paura di prendersi delle responsabilità. Se ti dice che c’è, c’è. Se decide di fare una cosa, la fa credendoci al cento per cento.

Studente Camplus Rubattino (oggi Camplus Lambrate) di Ingegneria dell’Automazione al Politecnico di Milano dal 2004 al 2010, già prima di laurearsi sente forte l’esigenza di “mettere le mani in pasta”, di vivere un’esperienza in azienda per conoscere in maniera diretta e senza filtri la realtà del mondo del lavoro, perché l’impostazione troppo teorica della sua Facoltà non gli basta.

Grazie all’aiuto di Anna Moser e del Career Service, ha l’opportunità di fare una tesi in azienda alla Magneti Marelli di Bologna. È il primo grande salto della sua carriera: è quello che cercava, però come tutti i momenti importanti della vita impone delle scelte faticose. Deve affrettarsi per finire gli esami e prepararsi a lasciare una città che lo ha ospitato per 4 anni. Niente più calcetto o partite di tennis con gli amici che hanno condiviso con lui tutto il periodo universitario. Davanti c’è Bologna che lo aspetta, con le sue possibilità ma anche con le sue incognite. Davide non si tira indietro.

Nel luglio del 2009 si trasferisce al Camplus Alma Mater e inizia il suo lavoro di tesi. L’obiettivo della ricerca che segue è quello di ottimizzare il rendimento di un motore diesel calcolando la velocità del turbocompressore. La decisione coraggiosa di venire a Bologna dà i suoi frutti. Davide impara a conoscere la città, incontra nuove persone e soprattutto inizia ad avere le idee più chiare sul mondo del lavoro e sui suoi meccanismi.

“Ho capito che nessuno sta aspettando te, e che se vuoi realizzare qualcosa sei tu che devi rimboccarti le maniche e darti da fare il prima possibile” ci dice. Guardando il percorso di Davide risulta evidente che questa lezione l’ha sempre messa in pratica e che non è mai rimasto con le mani in mano.

Subito dopo la laurea inizia una nuova esperienza lavorativa alla Alstom di Bergamo. Altro trasferimento e altre novità da affrontare. Si occupa di automazione di cabine per l’alta e media tensione, ma l’impatto con Bergamo è più pesante del previsto e il lavoro non lo soddisfa, così, quando viene contattato da Siemens accetta la loro proposta.

Ritorna a Milano per occuparsi dello sviluppo di software per i controlli all’interno di edifici civili. Temperature, luci, sicurezza: tutte le funzioni degli impianti che segue la sua azienda vengono regolate dai software che Davide con il suo lavoro contribuisce ad implementare.

La Siemens è leader mondiale nel settore delle nuove tecnologie. Questo gli dà l’occasione, anche se si è laureato da poco, di confrontarsi con clienti e con progetti davvero importanti: il nuovo Palazzo della Regione Lombardia a Milano, lo Junventus Stadium, il nuovo Palazzo di Giustizia a Firenze , la base NATO di Napoli.

“E’ stato davvero stimolante, ricco di sfide e di insegnamenti preziosi venir coinvolto nella realizzazione di opere tanto complesse e prestigiose. Finalmente sentivo di essere riuscito ad entrare nell’ambito lavorativo che mi interessava, a fare ciò che volevo veramente.

Quando esci dall’Università, hai visto tutto nella teoria, ma le dinamiche reali del mondo del lavoro ti sfuggono. In Siemens ho avuto l’opportunità di rapportarmi con veri impianti e veri competitors, di relazionarmi con persone in carne ed ossa, con le loro competenze, i loro pregi e difetti. Ho sperimentato sulla mia pelle la difficoltà e la bellezza di interfacciarmi con diversi partner, vedendo che ciascuno parla una propria lingua, che ci sono conoscenze tecniche e professionali che sono disposti a condividere e altre che custodiscono gelosamente. I miei primi tre anni in Siemens, dal 2010 al 2013, sono stati un corso intensivo e accelerato per imparare a rapportarmi con le diverse variabili che interagiscono in un contesto lavorativo.

Ricordo, ad esempio, ancora con un brivido di emozione, la mia esperienza al CED dell’ENI - il grande centro di raccolta e di elaborazione dati che l’ENI ha costruito vicino a Pavia. Avevo già studiato mille volte sui libri le varie componenti di un impianto, ma quando ti trovi a doverle gestire dal vero, è un’altra cosa.

Al CED dell’ENI era tutto enorme. Le diverse parti erano talmente grandi che erano realizzate in muratura. Io venivo lasciato per ore in quegli stanzoni avveniristici come un set di 2001: odissea nello spazio, a fare ciò di cui ero capace in teoria, solo perché ne avevo avuto esperienza sui libri, mentre quelli erano macchinari, rumori e responsabilità vere.

Mi sembrava di trovarmi nel ventre di una gigantesca Moby Dick. Stavo attento ad ogni sibilo, ad ogni fruscio, controllavo tutti i parametri prima di far partire ciascuna macchina, con i rischi che comportava, immerso com’ero in processi ad alta pressione e ad alto voltaggio”.

Al momento del rinnovo del contratto, alcune divergenze di vedute fanno decidere a Davide di lasciare la Siemens per andare alla Endress & Hauser, perché non fa per lui sedersi sugli allori o accontentarsi di una situazione di comodo, ma dopo un mese Siemens lo richiama offrendogli una posizione da project manager nella sede di Lugano.

Comincia una nuova avventura. Davide ha ormai consolidato le proprie competenze tecniche, ma nel ruolo che gli richiede adesso l’azienda deve sviluppare in fretta altre skills e altri know how. Per arrivare alla realizzazione di un progetto bisogna considerare tutte le variabili che intervengono: la gestione dei costi e delle risorse, l’organizzazione delle attività e del personale, la capacità di decidere e di prendersi delle responsabilità.

Affacciandosi per la prima volta su questo panorama sconosciuto, Davide ha un battesimo del fuoco, uno dei più grandi impianti di cui si sta occupando Siemens: la sede della Banca UBS a Lugano.

“Sono stati tre anni bellissimi, ma se ripenso ai primi tempi” ci confida “li ho vissuti come un incubo. Ogni giorno avevo tante persone che dipendevano da me, che dovevo gestire e a cui dovevo dire cosa fare. Poco tempo per pensare, tante decisioni e tante responsabilità, e la necessità di essere sempre focalizzato totalmente sull’obiettivo. Ma l’adrenalina che ti dà sentire di costruire qualcosa di così importante e la soddisfazione di vedere l’impianto finito sono impagabili”.

L’esperienza svizzera è stata fondamentale nella formazione e per la carriera di Davide. “Ho imparato tanto e mi ha fatto acquisire una diversa mentalità. In Svizzera c’è un’organizzazione del lavoro molto rigorosa e meritocratica. C’è una scrupolosa osservanza dei protocolli. Da buon leccese abituato ai ritmi del sud, a me qualche volta è capitato di essere ripreso dai superiori per 3 o 4 minuti di ritardo. Dall’altra parte però, nei periodi di maggiore stress, sono stati i miei capi stessi a propormi spontaneamente un aumento. Penso che questo difficilmente possa succedere in un’altra nazione.

A Lugano ho capito che al di là delle competenze tecniche in senso stretto è importante conoscere l’ambiente in cui ti trovi a lavorare. Mi sembra di aver fatto mia questa lezione, perché se mi guardo indietro ho la sensazione di essere stato apprezzato nei diversi ambiti e paesi in cui mi sono trovato ad operare. Questo mi gratifica e mi dà nuova energia ed entusiasmo per le prossime sfide che mi aspettano”.

Dopo la realizzazione della sede dell’UBS, le nuove sfide non tardano ad arrivare. Per non farsi mancare niente, Davide ha deciso di frequentare un MBA Master in Business Administration alla prestigiosa HULT University. Così nell’agosto del 2016 si rimette in gioco e in viaggio e si trasferisce a Londra per la prima parte del master, spingendosi oltre oceano a Boston da maggio a luglio del 2017 per la fase finale.

Anche in questo ulteriore spostamento verso l’altro dell’asticella dei suoi obiettivi, Davide non ha voluto salvagenti, rifiutando la possibilità che gli offriva Siemens di conservagli il suo posto di lavoro fino alla fine del master.

“L’ho fatto perché quando decido di intraprendere un nuovo percorso ho bisogno di crederci fino in fondo, e sentirmi legato al passato da una sorta di cordone ombelicale di sicurezza mi avrebbe impedito di mettere tutto me stesso in quello a cui stavo andando incontro”.

Terminato il master, Davide è molto soddisfatto della sua scelta. Passare un anno in alcune delle sedi universitarie più prestigiose del mondo, in un gruppo ristretto di 70 studenti provenienti da 35 paesi diversi, gli ha dato un’apertura mentale e culturale a 360 gradi, facendogli acquisire le competenze fondamentali per intraprendere una carriera manageriale di alto livello, perché lo ha reso capace di rapportarsi con persone di tutte le nazionalità.

 “Dopo il master MBA posso dire di essere in grado di lavorare in un contesto internazionale e di essere preparato per rispondere alle richieste della globalizzazione. Ogni paese ha una propria mentalità lavorativa e sapere come rapportarvisi è sicuramente una risorsa preziosa, anche se, quando mi è capitato, sono sempre stato contento di lavorare con colleghi italiani, perché la nostra freschezza e creatività ci consentono di trovare soluzioni dove la rigidità delle procedure non arriva”.

Forte di tutte le esperienze e della strada fatta, Davide non dimentica che la prima occasione per entrare in contatto con questo respiro internazionale l’ha avuta proprio in Camplus. E a Camplus è sempre rimasto affezionato, tanto che per tre anni ha organizzato, insieme ad un altro alumno, Alessandro Sanasi, un corso di robotica dove hanno insegnato agli studenti di ingegneria l’utilizzo di Matlab e di Arduino, realizzando dei piccoli robot e una stampante 3D.

“E’ stato bello fare qualcosa per Camplus perché qui ho vissuto uno di periodi più felici e formativi della mia vita, a contatto con tante persone che mi hanno arricchito e fatto crescere con la loro diversità di sguardi. E’ stata preziosa la sensazione di venir accolto in una vera e propria famiglia, sentendo di avere intorno un ambiente pronto a darmi fiducia e ad aiutarmi a coltivare i miei talenti, dall’indispensabile supporto del Career Service per la tesi in azienda da cui è partito il mio percorso a tutti gli altri passi che ho fatto, portando sempre con me quell’impronta multiculturale che Camplus mi ha lasciato.

Mi ha segnato così profondamente che nei colloqui che ho sostenuto in passato e in quelli che sto avendo ora, per scrivere la prossima pagina che darà seguito all’MBA, alla domanda sulle mie aspettative rispondo sempre che vorrei entrare in un’azienda pronta ad investire su di me come lo è stata Camplus”.